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    LAST UPDATE:   15.08.2007
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  (New Comer - N.177/178)

CONCEPT
"Reason and Truth"
(Underground S./Audioglobe)


"Concept è un progetto mediante il quale si intende dare espressione musicale alle seguenti domande: che rapporto c'è tra musica e coscienza, tra musica e autocomprensione, tra musica e autopercezione?". Miglior presentazione per la loro proposta i cinque ragazzi romani non potevano scrivere, se è vero come è vero che "Reason and Truth" emana una vasta gamma di emozioni che spaziano dalla rabbia al puro dolore fisico, non senza avere esplorato gli abissi della malinconia. Il tutto grazie ad un songwriting incredibilmente maturo che assembla possenti bordate speed/sinfoniche e maestose partiture prog, il tutto impreziosito dalla superba voce di Gianni Carcione, avvicinabile al Michael Kiske che tutti conoscevamo. Ecco allora che le discrete e funzionali tastiere di Andrea Mastroianni preludono all'iniziale "Elegy of Truth", dove un piano da sballo scandisce ossessivamente il tempo nella rima velocissima porzione di un pezzo che poi si apre in un imponente bridge centrale. "The Version" è sorretta da una rifferama di chiara estrazione power, ma al suo interno si ascoltano anche passaggi sinfonici e un dolce intermezzo subito violentato dall'irrompere della doppia cassa. "Living a Lie" è giocata su un heavy riff da brivido, ma il sapore è quello progressivo che a tratti mi ha ricordato pure i vetusti Curved Air, anche se improvvise e squassanti accelerazioni spazzano via la malinconica e linea melodica. La rovente "Power after Power" rende omaggio al metallo più aggressivo e veloce, mentre la lunga "Death of Reason", divisa in quattro parti, è un perfetto e superbo esempio di metal progressivo con chitarre roboanti che si stemperano ancora in leggiadre tastiere. Sono sicuro: anche i miei amati Camel avrebbero voluto aver scritto una canzone di siffatta bellezza. L'heavy prog regna sovrano pure nella seguente "Spes III", andando a competere direttamente con i grandi Symphony X e il cantato in italiano nulla toglie allo spessore tecnico e al malinconico trasporto del pezzo. Più grinta ritroviamo su "Alone", nel corso della quale si susseguono break sinfonici, un chitarrismo potentissimo e classiche tastiere. "Conceptsymphony" è l'ultimo gioiello dell'album, oltre nove minuti heavy prog dove gli attimi più violenti si perdono poi nella dolcezza infinita del break centrale. Ragazzi, era un sacco di tempo che non sentivo tanta qualità, tecnica, feeling e cuore in un disco ottimamente prodotto e pubblicato in uno splendido digipack.
Siete ancora lì…? (UC)
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